Crediti edilizi nel mirino del Fisco a causa delle nuove regole fiscali. Chi opera con i crediti, deve abituarsi all’idea che, nei bonus edilizi, il credito non vale più solo come sconto d’imposta, ma entra direttamente nel calcolo del reddito.
Crediti edilizi nel mirino: il credito diventa reddito imponibile
Per molto tempo l’acquisto dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi ha rappresentato un’operazione finanziaria conveniente.
Il Fisco ha cambiato prospettiva già nel 2024 e guarda a questi strumenti come a veri e propri elementi reddituali.
La riforma dell’articolo 54 del TUIR ha ampliato il concetto di reddito da lavoro autonomo, includendo
tutto ciò che si collega all’attività professionale e genera valore economico.
In questo nuovo perimetro rientra anche il vantaggio che nasce quando un professionista o un’associazione acquista un credito a un prezzo inferiore rispetto al suo valore nominale.
In altre parole, quel margine positivo non resta più “invisibile”:
entra nel reddito e partecipa alla sua tassazione.
Come funziona il nuovo trattamento del credito nei bonus edilizi
Il meccanismo che porta il credito a diventare reddito segue una logica piuttosto lineare.
Il costo sostenuto per acquistare il credito incide nell’anno in cui avviene il pagamento.
Il valore nominale, invece, rileva nei periodi in cui le quote del credito trovano utilizzo in compensazione.
Tra questi due importi nasce automaticamente una differenza.
Quella differenza concorre alla formazione del reddito professionale, senza possibilità di separarla dall’attività svolta.
Il Fisco non punta a colpire un semplice risparmio fiscale, ma applica in modo coerente il
principio di onnicomprensività:
tutto ciò che si collega all’attività e produce valore entra nel conto.
Lo stesso criterio si riflette anche sull’IRAP, perché la base imponibile segue, salvo eccezioni, gli stessi componenti rilevanti per le imposte sui redditi.
Cosa resta fuori e cosa cambia
Non tutto rientra in questo nuovo scenario.
I crediti acquistati prima del 1° gennaio 2024 restano esclusi dal nuovo trattamento, anche se oggi vengono utilizzati in compensazione.
Su questo punto l’Amministrazione finanziaria ha scelto una linea chiara:
nessuna applicazione retroattiva delle nuove regole.
Questo però, non riduce l’impatto sulle operazioni più recenti.
Chi acquista crediti oggi deve valutare non solo il prezzo e il rendimento, ma anche gli effetti fiscali che si trascinano negli anni.
Quindi, possiamo dire che una strategia che funzionava bene nel passato può produrre risultati molto diversi nel nuovo contesto normativo.
Occhio ai conti!