Superbonus e controlli: il TAR mette un freno e riporta chiarezza su uno dei temi più discussi nella fase “post-bonus”. La decisione offre una lettura equilibrata dei poteri comunali e rafforza il principio di coerenza tra procedura attiva e controlli esercitati.
Superbonus e controlli: il TAR mette un freno all’uso estensivo della CILAS
La CILAS nasce come strumento speciale, pensato per agevolare l’avvio degli interventi legati al Superbonus senza appesantire il procedimento con verifiche estranee alla finalità fiscale.
Su questo punto il TAR Sicilia è stato chiaro:
la comunicazione di inizio lavori asseverata non può diventare il punto di partenza per rimettere in discussione l’intero passato edilizio di un immobile.
Il Comune deve concentrare l’istruttoria sugli interventi dichiarati, valutando se rientrano nel perimetro dell’agevolazione e se rispettano le condizioni previste dalla normativa speciale.
Quando il controllo si sposta su opere pregresse, scollegate dai lavori agevolati,
la CILAS perde la sua funzione e viene utilizzata in modo improprio.
Confusione tra piani normativi
La sentenza valorizza con decisione la distinzione tra due ambiti che spesso vengono sovrapposti.
Da un lato c’è il Superbonus, misura eccezionale con una finalità prevalentemente fiscale e un procedimento semplificato, introdotto per accelerare gli interventi.
Dall’altro lato operano le regole ordinarie dell’edilizia, che disciplinano titoli abitativi, controlli repressivi e sanzioni secondo logiche autonome.
Il TAR ha chiarito che il Comune non può usare il procedimento Superbonus come scorciatoia per svolgere verifiche che appartengono ad altri percorsi amministrativi.
La CILAS non certifica lo stato legittimo dell’immobile
e non avvia automaticamente un accertamento urbanistico generale.
Ogni controllo deve restare coerente con l’oggetto della comunicazione presentata.
Come valutare i casi concreti
La pronuncia entra anche nel merito di aspetti tecnici spesso sottovalutati, soprattutto quando si parla di edifici risalenti ai primi decenni del Novecento.
Il TAR ha richiamato l’attenzione sulle necessità di leggere correttamente le preesistenze edilizie, considerando strutture, solai e modalità costruttive tipiche dell’epoca.
Una valutazione basata solo su dati parziali, come le altezze interne, rischia di produrre conclusioni fuorvianti.
Allo stesso modo, non basta ipotizzare un ampliamento per contestare un abuso:
servono elementi concreti che dimostrino l’aumento delle superfici o del carico urbanistico.
Quindi, la CILAS non regolarizza situazioni irrisolte, ma non espone automaticamente l’intero fabbricato a un controllo totale.
In presenza di irregolarità reali, l’amministrazione deve attivare i procedimenti ordinari previsti dal Testo Unico Edilizia.
In questo modo il sistema mantiene un equilibrio tra semplificazione e legalità,
evitando che il Superbonus diventi uno strumento improprio di controllo esteso.
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