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I dubbi sul Superbonus ad oggi

Superbonus 110%, la soglia del 30% dei lavori continua a creare incertezze e dubbi: tra interpretazioni contrastanti, sentenze e richieste di chiarezza normativa.

Superbonus e proroga 2023: i dubbi sul famoso 30%

La proroga del Superbonus 110% per le abitazioni unifamiliari prevedeva una condizione chiave: dimostrare entro il 30 settembre 2022 di aver realizzato almeno il 30% dell’intervento complessivo.

Ma cosa include esattamente quel 30%?

Da subito è mancata chiarezza.

Pagamenti effettuati, lavori già eseguiti, materiali consegnati o semplicemente acquistati?

Nessuna definizione univoca ha fatto da guida e ogni attore coinvolto (tecnici, enti, contribuenti) si è mosso tra dubbi interpretativi e documentazione incerta.

Cosa dice l’Agenzia delle Entrate

In un primo momento, alcuni ordini professionali avevano suggerito di considerare l’intervento nel suo complesso, inclusi costi tecnici e forniture già fatturate.

Ma la risposta ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (circolare n.33/E del 6 ottobre 2022) ha gelato le aspettative: conta solo ciò che è stato fisicamente realizzato.

Secondo l’interpretazione fiscale, materiali ancora in magazzino o attività preliminari non rientrano nel conteggio utile alla proroga.

Una linea dura confermata anche dal Ministero dell’Economia nel 2024, che ha escluso le forniture non installate, anche se già pagate e documentate.

Una posizione che ha lasciato molti proprietari di case unifamiliari e imprese nell’incertezza più totale.

Corte tributaria e realtà dei cantieri: il colpo di scena del 2025

Nel 2025, però, arriva un pronunciamento che riapre la partita.

La Corte tributaria di Rieti, contrariamente alle posizioni ufficiali, ha stabilito che

anche i materiali consegnati in cantiere e destinati all’opera possono essere inclusi nel calcolo del 30%, purché documentati.

Una visione più coerente con la pratica dei cantieri, ma che si scontra con anni di rigidità normativa.

Il rischio?

Chi ha agito seguendo indicazioni ufficiali oggi può essere penalizzato da interpretazioni cambiate nel tempo.

Una situazione che ha riacceso anche il dibattito in Parlamento, dove si chiede al Governo di intervenire per evitare ulteriori iniquità.

Il Superbonus 110% ha rappresentato una grande occasione per riqualificare il patrimonio edilizio, ma anche un banco di prova per il sistema normativo.

La questione della soglia del 30% dimostra quanto serva una riforma della comunicazione istituzionale e delle regole fisali: chi ha rispettato le indicazioni del momento non può essere penalizzato retroattivamente.

Ora più che mai è necessario un chiarimento normativo definitivo, che tuteli chi ha agito in buona fede e garantisca certezza del diritto.