Superbonus e SAL richiedono attenzione quando i lavori si fermano e i documenti non raccontano con chiarezza ciò che è stato davvero eseguito.
Superbonus e SAL: cosa tutela davvero il “Salva SAL”
Il decreto “Salva SAL” interviene su una questione precisa:
evitare che la mancata conclusione dei lavori faccia perdere automaticamente le detrazioni legate agli stati di avanzamento già comunicati entro il 31 dicembre 2023.
Questa tutela, però, riguarda il mancato completamento dell’intervento.
Non funziona come una sanatoria generale. Non rende corretto un SAL che presenta errori sostanziali, non copre opere indicate ma non eseguite e non mette al riparo asseverazioni non veritiere o prive dei requisiti richiesti.
La distinzione diventa quindi decisiva.
Se il SAL risulta corretto sotto il profilo tecnico e documentale,
il credito può restare valido anche con lavori incompleti.
Se invece il SAL nasce con difetti importanti, il credito può ancora subire contestazioni.
Il rischio aumenta quando un tecnico incaricato successivamente rileva che la soglia minima prevista non era stata davvero raggiunta al momento dell’emissione del SAL.
In questo caso non si parla più solo di cantiere fermo, ma di possibile mancanza dei presupposti dell’agevolazione.
Perché il committente resta esposto
Nel meccanismo del Superbonus, la presenza dello sconto in fattura o della cessione del credito non elimina ogni responsabilità del beneficio originario.
Se l’Agenzia delle Entrate contesta un credito non spettante o inesistente, può chiedere il recupero al contribuente che ha usufruito dell’agevolazione.
Il recupero può comprendere imposta, interessi e sanzioni. Questo vale anche quando le irregolarità dipendono da errori dell’impresa, del general contractor o dei professionisti coinvolti.
Il committente, quindi, può trovarsi nella posizione più scomoda:
subire prima gli effetti del recupero fiscale e poi valutare un’azione nei confronti dei soggetti responsabili.
Qui entra in gioco una differenza importante: il rischio non coincide sempre con il danno. Finché non arriva un accertamento o una richiesta concreta dell’AdE, il danno può rimanere solo potenziale.
Per questo non sempre risulta possibile ottenere subito un risarcimento.
Anche la manleva preventiva richiede prudenza. Può avere spazio nei casi più gravi, ad esempio quando emergono lavori mai eseguiti o documenti manifestamente falsi.
Diventa invece più difficile quando le criticità riguardano valutazioni tecniche, situazioni borderline o aspetti ancora da verificare.
Come muoversi prima dei controlli
Quando emergono irregolarità o dubbi sulla tenuta del credito, aspettare senza fare nulla può peggiorare la posizione del contribuente.
La strada più utile passa da un approccio predifensivo, cioè da una verifica ordinata della pratica prima di un eventuale controllo fiscale.
Il primo passaggio consiste in una valutazione tecnica indipendente.
Serve capire se
- il SAL rispecchia davvero lo stato dei lavori,
- la documentazione risulta coerente,
- le asseverazioni reggono sul piano tecnico.
In parallelo, conviene esaminare contratti, incarichi, comunicazioni, polizze assicurative e responsabilità dei soggetti coinvolti. Questi elementi possono diventare decisivi, soprattutto se in futuro occorrerà dimostrare chi ha causato il problema e con quali conseguenze.
Ogni valutazione dovrebbe poi trovare spazio in documenti scritti, formali e tracciabili.
Il punto centrale resta uno:
il “Salva SAL” può proteggere il credito quando il problema riguarda solo la mancata conclusione dei lavori.
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