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Condomìni e Conto Termico 3.0

Condomìni e Conto Termico 3.0: un nuovo dibattito. Nei condomìni la presenza di abitazioni e attività economica crea spesso dubbi quando si parla di incentivi. Il Conto Termico 3.0 introduce regole specifiche che incidono in modo diretto sugli interventi di efficientamento energetico.

Condomìni e Conto Termico 3.0: gli interventi sull’involucro

Il Conto Termico 3.0 valorizza in modo deciso gli interventi sull’involucro edilizio, considerandoli una leva strategica per ridurre i consumi energetici nel lungo periodo.

Cappotto termico, isolamento delle superfici opache, coibentazione delle coperture e dei solai rientrano tra le opere ammesse all’incentivo.

Il decreto assegna a questi interventi percentuali di contributo predeterminate, indipendenti dalla tipologia di impianto installato.

Questo meccanismo consente di accedere a contributi a fondo perduto che possono superare il 50% della spesa ammissibile, entro i limiti fissati dalla normativa.

Il legislatore ha scelto di premiare direttamente il miglioramento dell’edificio, riconoscendo il valore della riduzione delle dispersioni energetiche.

Nei condomìni, questo approccio rende il Conto Termico uno strumento particolarmente interessante per interventi strutturali che incidono sull’intero fabbricato.

La distinzione tra residenziale e terziario

Il Conto Termico 3.0 non applica però gli incentivi sull’involucro e tutti gli edifici.

La norma riserva questa possibilità agli immobili a destinazione non residenziale, come uffici, negozi e altre strutture del terziario.

I condomìni esclusivamente residenziali non possono utilizzare il Conto Termico per cappotto e isolamenti, ma restano limitati agli interventi sugli impianti alimentari da fonti rinnovabili.

Questa distinzione assume un ruolo centrale nella fase di analisi preliminare.

Nei fabbricati dove convivono abitazioni e attività economiche, la semplice presenza di unità non residenziali non basta.

Occorre verificare con attenzione come il decreto inquadra l’edificio ai fini dell’agevolazione, evitando interpretazioni approssimative che potrebbero compromettere l’accesso all’incentivo.

La prevalenza millesimale

Nei condomìni a destinazione mista, il Conto Termico 3.0 introduce un criterio chiaro:

la prevalenza si misura attraverso i millesimi.

La normativa non prende in considerazione superfici o volumi, ma attribuisce valore alla ripartizione millesimale delle unità immobiliari.

Quando i millesimi delle unità non residenziali risultano superiori a quelli delle abitazioni, l’edificio viene assimilato a un immobile terziario.

In questo caso, il Conto Termico 3.0 consente di incentivare anche gli interventi sull’involucro edilizio, applicando le percentuali previste dal decreto.

Se invece prevalgono i millesimi residenziali, l’edificio non può accedere agli incentivi per cappotti e isolamenti.

La tabella millesimale assume quindi un ruolo determinante.

Una verifica preventiva delle categorie catastali e della ripartizione dei millesimi permette di orientare correttamente le decisioni del condominio e di valutare in modo consapevole se l’intervento può rientrare nel perimetro dell’agevolazione.

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