Superbonus: occhio alle asseverazioni quando si analizzano le responsabilità che possono emergere anche a distanza di anni dalla chiusura delle pratiche. Le valutazioni tecniche non incidono solo sull’accesso all’agevolazione, ma possono assumere un peso rilevante anche sul piano giuridico.
Superbonus: occhio alle asseverazioni e alla fiducia del sistema
Il Superbonus ha rappresentato una delle più grandi operazioni di incentivo pubblico mai realizzate in ambito edilizio.
Per rendere sostenibile un meccanismo così ampio e veloce, il legislatore ha scelto una strada precisa: affidarsi in modo significativo alle asseverazioni tecniche.
Le attestazioni dei professionisti non hanno avuto un ruolo marginale o meramente formale. Al contrario, hanno costituito la base su cui poggia l’intero sistema di riconoscimento del beneficio fiscale.
Congruità dei costi, rispetto dei requisiti tecnici, miglioramenti energetici: tutto passa da lì.
Questo assetto ha ridotto i controlli preventivi da parte della pubblica amministrazione, spostando il baricentro delle verifiche sul momento successivo.
Quando emergono irregolarità, quindi, l’attestazione si concentra inevitabilmente sulle asseverazioni, perché da esse prende forma il credito d’imposta.
In questa prospettiva, il credito non rappresenta solo un vantaggio fiscale,
ma assume la natura di una vera e propria erogazione pubblica.
Ed è proprio questo passaggio concettuale che spiega perché il tema abbia assunto una rilevanza anche penale.
Confine tra errore e responsabilità
Un punto fermo va chiarito subito, senza allarmismi inutili: non ogni errore tecnico genera automaticamente un problema penale. La responsabilità più grave richiede un elemento soggettivo preciso, ossia la consapevolezza della condotta.
La negligenza, l’imprecisione o una valutazione sbagliata, da sole, non bastano a configurare una truffa. Serve il dolo, cioè la conoscenza e la volontà di contribuire a un meccanismo illecito.
La vera area grigia riguarda il dolo eventuale. Si parla di questo aspetto quando
chi agisce non punta direttamente al risultato illecito, ma ne intuisce la possibilità e decide comunque di andare avanti, accettando il rischio che si realizzi.
Nel contesto del Superbonus, questo confine diventa particolarmente delicato.
Il tecnico sa che la sua asseverazione consente la creazione di crediti fiscali destinati a circolare. Se i presupposti tecnici risultano fragili o non adeguatamente verificati, il rischio non resta astratto.
Il problema spesso emerge a distanza di tempo. Le indagini ricostruiscono i fatti a posteriori, leggendo documenti, omissioni e incongruenze.
In quella sede, ciò che in origine appariva come una scelta frettolosa o una valutazione ottimistica può assumere un significato diverso. Dimostrare la buona fede, in assenza di un supporto documentale solido, diventa complesso.
Gestione delle pratiche nel tempo
Da qui nasce un’indicazione molto concreta, quasi manageriale:
governare il processo, non solo il risultato.
Documentare ogni passaggio tecnico, motivare le scelte, conservare riferimenti normativi e pareri interpretativi rafforza la difendibilità delle pratiche.
Trasparenza e tracciabilità non rappresentano un eccesso di prudenza, ma una forma di tutela professionale.
C’è anche un altro aspetto da considerare. Molti controlli devono ancora partire e molte pratiche verranno esaminate a distanza di anni. Se oggi, rivedendo un intervento, emergono criticità o punti poco chiari, intervenire per chiarire e integrare la documentazione può rivelarsi una scelta strategica.
Non si tratta di riscrivere il passato, ma di rendere il percorso leggibile e coerente.
Un orientamento giurisprudenziale recente ha inoltre chiarito che il danno per l’Erario si configura già al momento della creazione del credito d’imposta inesistente, anche se il credito non viene utilizzato.
In questo scenario, le asseverazioni assumono un ruolo centrale e il tecnico diventa un ingranaggio essenziale del meccanismo.
Il Superbonus, quindi, non ha riguardato solo fisco ed edilizia. Ha chiamato in causa metodo, attenzione e responsabilità professionale. Lavorare bene significa anche lasciare traccia delle ragioni che hanno guidato ogni scelta.
Una buona pratica che vale sempre, ma che in questo contesto può fare davvero la differenza.
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